I Rum dalla A alla Z

Cercheremo in questa area di classificare i Rum.

Premetto che solo la passione vi porterà a voler approfondire e soprattutto a spendere soldi per bere Rum, dopodichè in un processo conoscitivo continuo avrete la vostra idea e il vostro rapporto con l’affezzionatissimo.
Comunque qui delle linee guida male non fanno.

Cominciamo da come non classificarli:
Questo perchè è frequente trovare, soprattutto sul web, dato che non esiste ancora letteratura specializzata in Italia, articoli che, non avendo approfondito l’argomento e non avendo bevuto tanto quanto opportuno, descrivono solo ciò che vedono, tanto tutto per scontato, primaditutto la propria vocazione tuttologa.
Dunque, la natura del Rum è di per sè difficilmente classificabile, quindi diffidate da tutte quelle paginaccie che vi dicono:
i Rum bianchi, sono non invecchiati
i Rum invecchiati partono da 3 anni e sono definiti dorado o gold
i Rum ancora più vecchi vanno dai 5 ai 7 anni , fino ai 12 e sono definiti anejo…ecc..ecc..
Questo è qualunquismo!
Innanzitutto diffidate dell’accoppiata Rum - Numeri, niente di più ingannevole: la mancanza sia caraibica di disciplinari sia italiana di permettersi di scrivere di ogni in etichetta (latitanza di leggi a riguardo) , deve far pensare:
Niente di più sbagliato di : C’è SCRITTO COSì QUINDI è COSì.
Partite dalla sfiducia e siete a metà dell’opera: il vostro palato è più sveglio di quanto pensate, e sopratutto non gli interessa di cosa c’è scritto sull’etichetta.
I palati vinceranno, già ormai sempre più spesso sento che si comincia ad avere consapevolezza dell’inganno dietro i vari “7 anni” o “23 anni”..e questo è un bene..
Inoltre bisogna dire che tutto questo alimenta quella malsana ( e italiana!) tendenza nel pensare : più vecchio, più buono…

Quindi non classificheremo per anni di invecchiamento, anche perchè , come per il vino e per i prodotti dell’uomo in genere, il risultato finale dipende dall’abilità di chi ci lavora.

Il tempo e le altre variabili sono da prendere come tali, non è una sola di loro che determina la qualità!

Dunque potremmo procedere per tipologie ma andremmo solo a distinguere i rum bianchi da quelli scuri e magari da quelli aromatizzati, per fortuna non molto in voga in Italia (non ancora..). Ma anche qui sarebbe troppo vago e non si catalogherebbe poi molto.
La distinzione per stile di Produzione (stile Francese, Inglese, Spagnolo) è già abbastanza chiara appunto nell’area Produzione ed è giusto che lì rimanga circoscritta. Inoltre qui si approfondisce paese per paese e si sviscerano le varie distillerie.

Preferisco dunque che, se veramente vi interessa sviscerare la cosa, leggiate di tutto e di più e alla fine sarà chiaro. Una cosa che però voglio chiarire è che da questa pagina in poi, una divisione è stata presa:

  • Da una parte le aziende che producono e imbottigliano ai Caraibi o comunque all’origine, con il loro marchio, vale a dire quasi tutti i brand che troviamo sul mercato e che conosciamo;
  • E dall’altra parte ( cosa che vale per i Rum come per Whisky e altri distillati) i selezionatori indipendenti Europei, cioè quella schiera di appassionati, commercianti, distributori storici, palati fini che decidono di acquistare prodotti ad una determinata fase del processo di produzione ( talvolta melassa, spesso il distillato Rum, spesso barili di varie annate..) e poi continuare la fase con i propri mezzi e le proprie conoscenze e intenzioni, fino ad avere un Rum da commercializzare con un proprio marchio, accompagnato dalle informazioni sulle sue origini.

E’ evidente che questi Rum sono spesso e volentieri dei prodotti d’eccelenza, data la natura non commerciale dei prodotti finali e la loro unicità.
Una partita di questi prodotti è determinata, generalmente risponde ad uno specifico invecchiamento di una certa annata e quindi è una chicca unica e costosa. Inoltre i selezionatori sono consapevoli che proprio in funzione della complessità e della qualità del loro Rum verrà valutata la loro competenza, dunque la ricercatezza dei prodotti è la prima cosa, e il valore delle bottiglie si può anche alzare fino a farli diventare Rum da intenditori, nicchia ristretta ma di prestigio.

Detto questo, ritengo sia corretto definire questi selezionatori al rango di veri e propri produttori di Rum, di risultato finale, capaci proprio non solo di scegliere etichette e marchi buoni come qualità e come potenzialità di mercato da importare e distribuire, ma creare prodotti eccellenti nelle loro fasi. Non sono commercianti, sono protagonisti dell’essenza del Rum.

Per questo ho deciso di catalogare i Brand per paese d’origine, cosa determinante per interpretare i Rum.
Ma al contrario, per i Selezionatori, ho deciso di elencarli ( con le loro chicche) uno per uno: sebbene ognuno di loro commercializzi Rum di differenti paesi, integrare questi nei paesi d’origine svalutarebbe la ricercatezza di questi pregiati, ma sopratutto è bene accorpare i prodotti di ogni selezionatore per capire lo stile di ognuno e per descrivere attraverso questi favolosi Rum i metodi e gli stili di ognuno.
E’ bene specificare che, come accennato prima, alcuni sono palati fini che scelgono le botti e costruiscono blend secondo i propri gusti, altri hanno cantine e moltiplicano ancora le possibilità di “customizzazione”, fino a chi compra le melasse e sia a i caraibi sia in Europa distilla e invecchia e commercializza.

Teniamo conto di un ultima cosa: Inglesi e Scozzesi sono i più famosi selezionatori ed esperti di invecchiamento di distillati che abbiamo in Europa. In primis di Scotch Whisky!, la Scozia oltretutto è il paese considerato migliore al mondo per condizioni climatiche per invecchiare.
Gli Italiani sono dei nasi e dei palati eccellenti e non gli sono secondi nel selezionare i prodotti buoni.

Proprio per riuscire meglio a classificarli, bisogna dire che spesso i rum portano così i nomi degli alambicchi con cui sono stati distillati, come si faceva e come è giusto continuare a fare. I rum provenienti da un particolare alambicco sono autorizzati a portarne la denominazione d’origine, indipendentemente da dove lo stesso sia andato a finire.. Principalmente troveremo quindi tra le selezioni Rum di Guyana Jamaica Trinidad Barbados, perché come detto la tradizione è molto anglosassone e perché i blend venivano e vengono creati da Rum che si sposavano durante o in seguito ai viaggi commerciali fra le colonie. Inoltre si conoscevano e si conoscono distintamente gli alambicchi da cui derivano, per le miscele. Ovviamente, il mastro di miscela, nella preparazione del blend, doveva conoscerne le caratteristiche individuali, ritenute più importanti della tenuta in cui la canna da zucchero era stata piantata, che garantivano la continuità dei nomi degli alambicchi.

Quanto alle descrizioni è doveroso da parte mia specificare che vado orgoglioso che le note di degustazione dei prodotti sono frutto della mia personale interpretazione e intersezione tra conoscenze, esperienze e palato.

Per le selezioni particolari non è facile trovarli e berli, tantomeno in più di una occasione: pertanto, eccetto chiaramente quelli per i quali ho avuto la fortuna, saranno riportate indicazioni e note di degustazione frutto di un copia/incolla, pratica di cui sono solito oppositore. Pratica che qui parrebbe anche promozionale: ma proprio riguardo a questo discorso devo dire che in effetti non mi dispiace riportare fedelmente le descrizioni dei selezionatori stessi: dietro a questi prodotti c’è l’amore per il rum e credo che il tono enfatico sui prodotti sia frutto più del nobile appassionato che dell’imbonitore.
Se l’effetto è spostare l’attenzione dai rum commerciali a quelli selezionati, allora ne sono solo felice.
Avremo qui dunque un elenco di celeberrimi nomi del settore che vi auguro di trovare sul’etichetta del Rum che vi state versando…

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